IL CONVEGNO

L’Articolo 24 del cosiddetto “Sblocca Italia” (Legge dell’11 novembre 2014 n. 164) riconosce un ruolo importante ai cittadini singoli o associati anche in relazione ad un loro intervento finalizzato al riuso e al recupero dei beni immobili e delle aree inutilizzate. Il tema del riuso dei beni pubblici abbandonati, infatti, è sempre più attuale, più stringente. Il convegno “Zero volumi. Alte frequenze di innovazione” viaggia proprio verso questo sentimento di partecipazione collettiva e di responsabilità sociale al quale non vogliamo sfuggire.

L’idea del convegno
Rigenerazione urbana, riuso degli spazi pubblici e privati abbandonati, innovazione sociale. Tre elementi cardine su cui le comunità urbane sono chiamate a scommettere in futuro.
Non a caso, la location scelta per realizzare questa iniziativa è una vecchia struttura situata a Borgo Segezia, distante solo pochi chilometri da Foggia. Una struttura vuota e degradata che fino a qualche anno fa ospitava la scuola dei padri giuseppini e che, ancor prima, era stata un orfanotrofio per bambini.
Abbiamo scelto di parlare di rigenerazione urbana e di sviluppo proprio in questo luogo, perché abbiamo a cuore il tema del riuso dei luoghi, degli spazi, degli ambienti, delle mura che tornano alle loro funzioni originari. Come quelle di accogliere, ospitare, ascoltare, riempiersi di persone ed idee. Perché abbiamo bisogno di idee e di proposte per restituire ai nostri territori la possibilità di crescere dal punto di vista sociale, economico, culturale, tecnologico. A partire, probabilmente, dal recupero degli edifici dismessi, abbandonati, inutilizzati. E con oltre sei milioni di edifici inutilizzati, l’Italia ha un patrimonio edilizio che offre una straordinaria opportunità di rigenerazione per molte aree del paese. Inclusi i nostri territori.

Il coinvolgimento di tutti gli attori
E questa due giorni di lavori vuole tracciare delle linee proprio in questa direzione. Partendo da alcune domande e riflessioni. E’ possibile riattivare gli spazi inutilizzati per restituirli con proposte innovative alle città e alla comunità? E’ possibile valorizzare dei luoghi e delle strutture abbandonate – anche pubbliche – per (ri)creare nuovi servizi, nuovi dinamismi socio-economici e nuove prospettive occupazionali? Noi siamo convinti di sì. Siamo convinti che sia possibile riqualificare e rigenerare producendo “zero volumi ed alte frequenze di innovazione”. Ma c’è bisogno di un lavoro di rete che indissolubilmente deve coinvolgere tutti gli attori principali dei territori: soggetti pubblici e privati, istituzioni, associazioni, terzo settore, parrocchie, cittadini.

Un sogno condiviso
Siamo partiti da un sogno, immaginando che sia possibile valorizzare e riusare tutti quei beni che, per i motivi più diversi, sono rimasti per troppo tempo inutilizzati, incapaci di produrre economie diverse, culture innovative ed interventi di prossimità. Siamo partiti da un sogno che vogliamo condividere con voi, con lo sguardo già indirizzato verso nuovi orizzonti più sostenibili, più innovativi, più accessibili per tutti.