LA LOCATION

Architettura fascista
29 settembre 1942. Ad 11 Km. di distanza da Foggia, sulla strada nazionale che porta a Napoli, viene inaugurato il centro rurale chiamato Borgo Segezia. L’idea del regime fascista è quella di creare un luogo ideale per favorire l’insediamento di coloni locali intorno al quale strutturare le opere di bonifica, la realizzazione di nuovi centri comunali e di borgate rurali e la rete dei percorsi. Per questo, tra il 1937 ed il 1938, per far fronte all’aumento considerevole della disoccupazione in Capitanata, il regime rilancia l’azione di “bonifica integrale” emanando una serie di decreti volti a dare all’Opera Nazionale Combattenti pieni poteri di attuazione del programma di trasformazione del latifondo. Araldo di Crollanza, presidente dell’ONC, incarica l’architetto pugliese Concezio Petrucci, già autore dei progetti delle città di Aprilia, Pomezia e Fertilia, della redazione del Piano di Appoderamento del Tavoliere.

Stato di abbandono e degrado
Per quanto riguarda Segezia, il progetto prevedeva una grande piazza rettangolare sulla quale dovevano affacciare gli edifici maggiormente rappresentativi: la chiesa, il Comune, gli uffici dell’ONC. Benché sia riconosciuta da studiosi ed esperti come uno degli esemplari più interessanti dell’architettura italiana del primo novecento, da diversi anni Borgo Segezia vive in uno stato di abbandono e di incuria non riuscendo ad esaltare le sue qualità rurali ed architettoniche.

Da Orfanotrofio a centro di accoglienza per migranti
Per quanto riguarda il posto in cui si svolgerà il convegno, è bene ricordare che si tratta di una location individuata fra gli spazi della parrocchia Beata Maria Vergine Immacolata di Fatima. Già dal 1942, essendo Borgo Segezia parte del territorio della Parrocchia di San Michele, i Padri Giuseppini assicuravano l’accoglienza a ragazzi e giovani orfani e poveri, che furono ospiti in alcuni locali della canonica. Con la legge 382 del 22/07/75 lo Stato italiano cambiò politica in merito alle attività assistenziali: le funzioni di assistenza pubblica e i relativi finanziamenti venivano trasferiti dagli enti religiosi e privati ai Comuni o alle Provincie; per questa ragione, si verificò un calo progressivo di assistiti fino a raggiungere, nell’anno scolastico 1979-80, il minimo di 16 ragazzi convittori e 30 semiconvittori. Per questo, il Superiore provinciale, padre Francesco Crispo decise la chiusura dell’Orfanotrofio di Segezia e col 30 giugno 1980 si concluse l’intensa attività educativa e assistenziale a favore di tantissimi ragazzi e giovani orfani e poveri. Negli anni successivi la struttura, grazie all’impegno dei parrocchiani e dei volontari, ha svolto attività assistenza ai lavoratori agricoli migranti che durante l’estate venivano a lavorare nelle campagne del vasto territorio di Segezia.